La mossa vincente di questa settimana vuole premiare le scelte di Claudio Ranieri, con le quali ha permesso alla sua Roma di vincere da ex contro l’Inter a San Siro, complicando i sogni scudetto dei nerazzurri.
Per cominciare: la squadra di Inzaghi, orfana di 2 delle 4 fonti di gioco (cioè Bastoni e Mkhitaryan squalificati, gli unici in campo erano quindi Barella e Calhanoglu), ha scelto di spostare in avanti il baricentro e non optare per i classici interscambi di posizione, non potendo liberare altri registi, volendo così aggirare il castello difensivo della Roma. I giallorossi, consci delle defezioni nerazzurre, hanno deciso quindi di non farsi attrarre dal palleggio nerazzurro mantenendo un baricentro basso e alternando marcature a zona e a uomo (pensate che il baricentro medio in non possesso nel 1T è stato pari a 34 metri).
La mossa numero 1 di Ranieri in tal senso è stata piazzare Konè come vertice basso del 3-5-2 con il compito di andare ad accorciare Barella, spostando così Cristante in posizione di mezz’ala, controintuitivamente: fino alla sostituzione del francese, al minuto 68’, il giochino ha funzionato alla perfezione.

La mossa numero 2 è stata la posizione strategica di Soulè, poi mattatore del match: l’argentino in non possesso si è comportato da quinto e ha seguito Dimarco praticamente ovunque, costringendolo poi a tante corse all’indietro quando la Roma ripartiva. I giallorossi hanno posizionato l’argentino e Angelino sulla linea di Dovbyk e Shomurodov, negli spazi tra il terzo e il quinto della difesa nerazzurra: con Dimarco sempre in ritardo sull’argentino, la Roma ha potuto schiacciare l’Inter da un lato e attaccarla dall’altra parte proprio con Angelino.

La mossa numero 3 di Ranieri è una conseguenza delle premesse fatte pocanzi: il baricentro basso e la copertura mista a zona/uomo hanno permesso alla Roma di chiudere gli spazi centrali, raddoppiando sempre sulle catene laterali, ma soprattutto di avere tanto campo in avanti da attaccare. Numerosissime infatti sono state le ripartenze a campo aperto dei giallorossi, che hanno mancato il gol per pecche di natura di scelta o tecnica da parte di Dovbyk e Cristante su tutti, come in questa occasione sbagliata dall’ex Atalanta nel primo tempo:
La mossa numero 4: l’ingresso di Dumfries nel secondo tempo ha messo sin da subito sotto pressione la linea difensiva giallorossa, in particolar modo Angelino, che ha sofferto la fisicità dell’olandese. Da qui il cambio di Ranieri: Ndicka si comporta da terzino e prende in consegna il numero 2 nerazzurro, marcandolo stretto e con tutte le armi del mestiere; Angelino pronto, ma solo in raddoppio.
Oltre alle mosse di Ranieri, sicuramente ci sono degli elementi di sfortuna lato Inter, ma anche di demeriti: l’approccio passivo soprattutto del primo tempo ha indirizzato la partita verso i romani, che ne hanno approfittato con un guizzo di Soulè e ora inseguono con ancor più determinazione il sogno Champions League. Incubo nerazzurro in campionato?

